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Atmosfere circensi

 


Il passaggio di quei piedini sulla brecciolina, la signorina con due grandi ali di farfalla sugli occhi, la pista illuminata dai colori, l’odore di paglia e di aria fresca.
Prendiamo posto uno accanto all’altro e aspettiamo lo spettacolo!

La musica non è quella felliniana e gli acrobati non fanno giri della morte, non ci sono contorsioniste ma sinuose ballerine ondeggianti dentro scintillanti lullahop.
Il pagliaccio non è così divertente e gli animali sono come sempre tristi dentro i loro occhi spenti.


Eppure…


Eppure i bimbi sotto quel tendone raccolgono storie che disegneranno e racconteranno con l’entusiasmo dei loro applausi per l’artista che si è appena esibito, con lo stupore delle loro bocche aperte all’arrivo di un acrobata sulla corda, con la tenerezza dei loro saluti per un ippopotamo che gli ha sorriso.


Da bambina sognavo di viaggiare con quelle carovane. Lanciarmi da un trampolino all’altro e poi cadere sulla rete e rimbalzare in alto fino a sfiorare il tendone. Oppure far roteare i birilli infuocati con gli occhi fissi sui loro movimenti. O colorarmi un naso di rosso indossando quell’aria goffa da pagliaccio. O diventare amica degli elefanti per accarezzare la loro ruvida pelle.

Da bambini il circo può far scintillare gli occhi e far diventare l’attesa dello spettacolo frizzante.
Da grandi qualche domanda in più arriva a placare ogni entusiasmo e quegli animali intristiti dalle artificiali condizioni cui sono costretti allontanano ogni applauso.


Eppure…

Quando le luci si sono accese sulla pista tondeggiante non ho resistito…ho applaudito, rapita da quell’atmosfera.




 

Pubblicato il 15/3/2009 alle 17.7 nella rubrica Diario.

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