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Blog animato da un
abbraccio neuronale
con
Lui







 



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Mi libro su

La memoria
più lunga

F.D'AGUAIR





























"Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sulmarciapiede; avevamo altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita"
Jack Kerouac

"Contestare e creare: sono le due parole che io direi
ad un giovane per educarlo. Deve imparare a contestare e
acreare. Non bisogna cadere dalla contestazione nello
scetticismo:occorre guardare alla storia. Sempre si sono
messe in discussione leconquiste di un'epoca dall'epoca
successiva.[.] La storia delle idee èstoria di lotte e di
conquiste, di contestazioni e di creazioni. Questesono le
parole che io direi ai giovani: contestate e create!"
LudovicoGeymonat

sentimenti
Soffi
19 giugno 2007
 


Contro le leggi del tempo e contro la maturità di accettare ciò che accade, contro ogni bisogno umano di “andare avanti”, contro un cuore felice che custodisce la preziosità di una vita, contro il silenzio degli anni, contro le vecchie foto che cominciano a ingiallirsi, contro i riti consolatori, contro il bisogno di esser figlia custodito nel nuovo desiderio di esser madre, contro le sere stellate che sembra non finiscano mai…contro tutto…

…contro me stessa, esprimo il desiderio di abbracciare il mio papà…e soffio.

Perché gli anni si compiono una volta l’anno…ma lasciano dentro ricordi che valgono una vita.


Auguri papà





permalink | inviato da sbloggata il 19/6/2007 alle 11:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
Il sussulto di un’idea
18 aprile 2005




14 marzo 1879 - 18 Aprile 1955


Mi hanno raccontato di un mondo dove i triangoli non sognano
Mi hanno consegnato ali per voli di centottanta gradi
Mi hanno detto come contarne dimensioni e grandezze
…hanno dimenticato di fermare la mia curiosità.


Ho scoperto all’improvviso la voce di triangoli diversi
Ho scoperto con sorpresa nuovi sentieri paralleli
Ho giocato con la fantasia componendo musica stonata
…ho dimenticato di conteggiare le orme sulla sabbia.


Mi sono persa vagando dentro un pensiero immaginario…
…accorgendomi che anche quella era la realtà.




La geometria euclidea mi ha fatto conoscere uno spazio dentro cui non tutto il pensiero poteva essere compreso.
Lobachevsky, Boulay e Gauss mi hanno insegnato nuove vie parallele.
Reimann mi ha aperto la strada verso la conoscenza di una geometria diversa.
Einstein mi ha consegnata ad un mondo nuovo.






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Pier Paolo Pasolini
2 novembre 2004

 



Il cinema, il teatro, la poesia, la narrativa, la saggistica, le idee, i processi, … la vita.

Un uomo che ha segnato un cammino, che ha scavato un solco profondo, che ha raccontato e vissuto, che ha lasciato negli angoli della mia città un ricordo, uno sguardo, un segno della sua grandezza.
Un maestro.




Pier Paolo

Non li toccate
quei diciotto sassi
che fanno aiuola
con a capo issata
la "spalliera" di Cristo.
I fiori,
sì,
quando saranno secchi,
quelli toglieteli,
ma la  "spalliera",
povera e sovrana,
e quei diciotto irregolari sassi,
messi a difesa
di una voce altissima,
non li togliete più!
Penserà il vento
a levigarli,
per addolcirne
gli angoli pungenti;
penserà il sole
a renderli cocenti,
arroventati
come il suo pensiero;
cadrà la pioggia
e li farà lucenti,
come la luce
delle sue parole;
penserà la "spalliera"
a darci ancora
la fede e la speranza
in Cristo povero.

[1975] 


O’ penziero e altre poesie di Eduardo






permalink | inviato da il 2/11/2004 alle 18:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (23) | Versione per la stampa
Il mio JACQUES DERRIDA
16 ottobre 2004



L’ho saputo nel mio vagare ferrarese, domenica mattina, leggendo Il
Manifesto.


Immediato è stato risalire col pensiero al “mio” Derrida. Quello letto negli ultimi anni universitari, discusso e conosciuto fra le pagine polverose di una biblioteca ancora giovane.
Con Gilles Deleuze, Michel Foucault e Louis Althusser sono cresciuta nei dibattiti silenziosi in quei lunghi pomeriggi in cui le facoltà sembravano chiuse nelle proprie acrobatiche discussioni, … che divengono silenzio in un mondo dove l’utilità del senso è l’ascoltabile.


Jacques Derrida la mia mente lo archivia fra le voci di quel movimento filosofico, sviluppatosi a partire dagli anni Settanta, noto come "decostruzionismo".
Affascinata da quella “strategia di lettura”, da quel tentativo di rovesciamento, prima di ogni costruzione, delle categorie di significato, da quella “differenza” che è crisi del codice, anomalia, diversità, trasgressione continua dei codici stessi.


E tuttavia: “Pur sapendo quanto radicale o inflessibile debba essere un processo di decostruzione, mi sono sempre impedito di aprire ferite o di infliggere colpi mortali”. Perché qualcosa di nuovo accada bisogna dislocarsi dal passato, reinterpretarlo, aprire uno spazio; ma per farlo non c'è bisogno di mettere a morte niente e nessuno, bensì di saper lasciare, donare e perdonare: “La pratica della decostruzione non è mai esente dall'amore”. Così Derrida descrive la sua posizione di erede della tradizione, questa è l'eredità che ci lascia da pensare.

Il Manifesto - 10 Ottobre 2004


Quei “Quaderni della differenza” scritti lezione dopo lezione, incontro dopo incontro, li custodisco come piccoli tesori lasciati da quel gruppo che da allora non si è più rivisto, forse non si è mai conosciuto, forse si è perso nei meandri di quelle letture in cui la politica diveniva la virgola di ogni discorso, la pausa su cui prendere respiro, necessaria per fermarsi e non sfuggire alle categorie di un presente che respirava quel vento.
Una lettura collettiva che approdava sempre ad altro, che faceva scorrere le ore sull’orologio dimenticandosi del tempo.


Rivorrei quei gruppi: il fumo nella stanza, le sedie improvvisate, le sciarpone per scaldarsi, i colori delle nostre magliette, il non sapersi riconoscere altrove, solo lì.
Esperimenti d’incontro li chiamavo, un incontro non umano ma di pensieri raccolti attorno ad una voce, quella di un docente, un uomo capace di comunicare, di arrivare laddove la pagina sembrava sgualcita.
Nessuno ancora ci aveva insegnato quella collettività.
L’abbiamo fatta nostra, ora la custodiamo.



 




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Luci*
4 settembre 2004









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aprile