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Blog animato da un
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con
Lui







 



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Mi libro su

La memoria
più lunga

F.D'AGUAIR





























"Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sulmarciapiede; avevamo altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita"
Jack Kerouac

"Contestare e creare: sono le due parole che io direi
ad un giovane per educarlo. Deve imparare a contestare e
acreare. Non bisogna cadere dalla contestazione nello
scetticismo:occorre guardare alla storia. Sempre si sono
messe in discussione leconquiste di un'epoca dall'epoca
successiva.[.] La storia delle idee èstoria di lotte e di
conquiste, di contestazioni e di creazioni. Questesono le
parole che io direi ai giovani: contestate e create!"
LudovicoGeymonat

cinema
La notte dei CORTI viventi
1 giugno 2007



Il giorno dopo.

Entrare nell’unica sala di uno dei tre unici cinema della città, e trovarla piena…è sempre un’emozione!
Ieri sera nel grande salotto rosso c’era gente di tutte le età e di tutte le dimensioni (come quel grassone che mi ha tatuato le sue ginocchia dietro la spalla), e c’erano giovani, tanti giovani.

Prendere posto è dura!
Scopri che segretamente si sono dati tutti appuntamento lì. Incontri amiche, amici, anche il parentado che generalmente vedi solo a Natale, e poi i soliti noti, quelli che non mancano mai.
Saluti e abbracci prima di sedersi e lasciar scorrere sullo schermo 14 cortometraggi, 14 modi diversi di comunicare, 14 bottiglie affidate alla corrente, ognuna con un messaggio chiuso al suo interno.


Corti che tessono sorrisi: dal legame ancestrale con il proprio pallone trasportato dalle onde verso altri lidi e rincorso ovunque per tornare a calciare, all’ingegnosa e “pulita” tecnica mummificatrice per il piacere, al Pieraccioni delle nostre spiagge ioniche, alla simpatia popolare di volti conosciuti dipinti (e lavati) in gag e personaggi fortemente locali, al richiamo unanime dei grandi della terra (e non solo): Giovanna (ti prego) salvalo!
Corti che custodiscono massaggi universali: dal sanguinoso Natale in cui si è tutti più buoni, al richiamo silente verso lo spazio delineato dall’extracreato, a quella realtà in cui si continua a sparare e a morire, e difficile anche solo da pronunciare…“Bagdad”.
Corti che scrivono poesie: dai profumi di una danza saffica, alle saline racchiuse in un emotivo micro documentario naturalistico.
Corti che lasciano carezze: come quelle degli angeli della ventisettesima notte.
Corti che fanno parlare la nostra lucanità: dal popolo che in un urlo diventa opera d’arte, alla poesia della terra che ci ha partoriti e che custodisce nelle sue viscere il valore profondo del suo antico passato, ai pacchi della speranza pieni di vasetti di sugo, melanzane, minestre e bontà varie che ogni mese attraversano l’Italia per giungere festosi sui tavoli di studenti e lavoratori…gli emigranti nel Nord.


Corti…per trascorrere una belle serata e sentirsi parte di una comunità di cittadini che parla e ascolta, che fa un inchino quando le luci si spengono e riceve emozionata il caloroso saluto di un applauso.





permalink | inviato da il 1/6/2007 alle 12:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
cinema
Nuovomondo - Emanuele Crialese
1 ottobre 2006


Dal Vecchio Mondo dell’arida Sicilia di ieri, abitato dai pastori di Petralia Sottana e raccontato attraverso quelle antiche ritualità custodite nella miseria del suo popolo, al Nuovo Mondo disegnato dalle “case dai cento piani” di New York dove i “piccioli” crescono sui rami e il bagno si fa nel candido biancore latteo.


La Sicilia, la traversata verso il “Grande Luciano” e lo sbarco a Ellis Island, l’isola “delle lacrime”, raccontati attraverso una ricostruzione storica che sa inchinarsi alla forza dell’immaginazione. Il regista, Emanuele Crialese, sembra poco interessato allo sviluppo narrativo e più intenso nella costruzione di sguardi e danze armoniose, di grande poesia.

Il Nuovo Mondo si fa strada nel Vecchio attraverso quelle “parole di carta” che lo descrivono come il Paese della cuccagna dove i campi sono pieni di enormi cipolle e carote ancor più grandi.
Salvatore con i suoi due figli e l’anziana madre, insieme ad altri disperati, iniziano quel viaggio che per concludersi dovrà prima sottoporsi alle accurate ispezioni mediche e agli umilianti test mentali per superare la severa selezione di ingresso al Nuovo Mondo: “La mancanza di intelligenza è ereditaria e dunque in qualche modo contagiosa. Non vogliamo che i nostri cittadini si mischino con persone meno intelligenti”. E le donne potranno entrare solo se non sposate: sarà poi un’umiliante “asta” a maritarle con uomini già residenti.
Questo è l’impatto con il nuovo Paese di cui nulla viene mostrato, tutto è raccontato dagli occhi carichi di meraviglia di chi non cercava altro che l’America dalla terra tanto generosa.


“Non si tratta di un racconto storico, politico o sociale ma volevo ritrovare il particolare, la storia di un uomo di altri tempi, del suo viaggio e della sua metamorfosi”.


Chissà quanti “Salvatore” ha visto partire la mia terra, quella in cui oggi uno sguardo migrante è spesso fermo a un semaforo rosso!





permalink | inviato da il 1/10/2006 alle 2:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa
La nostra marcia dei pinguini
9 marzo 2006






Serata casalinga.
Sbloggy stanchissima e infreddolita.
Ex-promesso alla ricerca di qualche idea per il regalo da farle al compleanno.
Cena scongelante nel microonde.
Ghiaccio spettrale fuori.
Tepore sul pavimento casalingo.
Zapping furioso della durata di tre nanosecondi.
Decisione unanime di vedersi un film.


Voglia di sparecchiare: assente.
Voglia di spostarsi sul divano: assente.
Voglia di andare a noleggiare un film: assente.
Constatati i fatti, così procediamo…
Apriamo il pc fra il cartone del latte, fette di salame, i biscotti del forno antico, formaggi variamente lucani, qualche fetta di pane, cioccolata fondente ed una solitaria mela verde (la roba dolce è finita nel mio pancino il resto è stato ingurgitato dall’ex promesso).
Scorriamo l’elenco di qualche filmettino stranamente presente nelle segrete memorie di un asinello.
Sappiamo entrambi che crolleremo in poco tempo davanti a qualsiasi figura in movimento.
Ma con audacia scegliamo “La marcia dei pinguini”.


Sullo sfondo di questa coraggiosa scelta campeggia la leggendaria proposta dell’ex-promesso di organizzare una spedizione in Antartide per il viaggio di nozze…
Mando il play ignorando il suo tentativo spudorato di riprendere in mano i depliant parcheggiati sotto la gamba di un tavolo dondolante.


Il film inizia…silenzio in sala…


L’Antartide ci rapisce.
Il pinguino imperatore ci affascina.
I documentari nei loro silenzi lasciano spazio ai nostri commenti…
Dopo un “hai visto che bello” e un “te l’avevo detto io!” l’ex-promesso si lancia in un esilarante doppiaggio.
Io divertita continuo ad annegare i miei biscotti nella tazzona di latte caldo.
Mi sento una bimba festosa.
E’ stata una marcia dei pinguini sbellicosissima.



Il pinguino e la sua lunga marcia vitale, fra il nord dell’oceano con il suo cibo e il sud con la banchisa deserta ma stabile.
Una marcia di glaciale bellezza.







*La foto è stata scattata questa estate alle Galapagos.
Non c’era bisogno di andare in Antartide per vedere i pinguini!
Vabbè sono più piccolini e un po’ più spelacchiati…ma sempre pinguini sono!!!!







permalink | inviato da il 9/3/2006 alle 10:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa
Memorie di una Geisha
10 gennaio 2006



Ottobre 2001, questa la data riportata sul mio libro.
Memorie di una Geisha”, letto lungo le luci milanesi che in quell’anno mi portavano altrove.
Mi piacque quel libro.
Abbagliata dai tessuti che coloravano delicatamente i kimono raccontati, dipingevo i miei pensieri su quel trucco che mascherava volti nascosti dentro occhi profondi, mentre la pioggia scorreva vicina.

Gennaio 2006, questa la giornata di ieri.
Memorie di una Geisha”, visto in un cinema riscaldato ma freddo, in compagnia degli amici a cui ho regalato quel libro negli anni.
L’ho visto è mi è piaciuto.
Colori e luoghi appartenuti ad una scrittura di tanti anni fa, ritrovati oggi, raccontati su uno schermo, inevitabilmente diversi, altri.


Il libro, nonostante le numerose copie vendute, fu attaccato dalla critica per il suo sguardo troppo occidentale che aveva camuffato un mondo che si professa completamente diverso.
Contro lo stesso scrittore Arthur Golden, Iwasaki, la donna da cui è stato liberamente tratto il libro, intentò una causa, sostenendo che la storia fosse stata manipolata.


A me di quel libro e di questo film rimane una storia d’amore, scivolosa come la pioggia eppure delicatamente perlata.
Un romanzo che racconta un mondo lontano.
Una favola, forse.


Nei libri adoro le descrizioni, quelle che mi catapultano altrove e che riescono a farmi sentire l’odore dei luoghi.
In quel libro ce n’erano tante. Certo, la penna che le raccontava non era di quelle che lasciano segni profondi, eppure in quella Milano lontana da tutto avevo trovato in quelle pagine una via di fuga piacevole.

La storia della piccola Chiyo strappata alla povertà della sua famiglia per lavorare in un okiya, raccontava il quartiere delle geishe, l'hanamachi, degli anni ’30.
Tradizioni e misteri, donne bellissime disegnate nelle loro maschere bianche, ravvivate dalle piccole bocche vellutate di rossi colori.
Abili nel canto, nella danza, nei rituali del thè.
Chiyo come una cenerentola senza tempo, trasformatasi nella splendida Sayuri.
Nel film di Rob Marshall ho trovato bellissima Michelle Yeoh nei panni di Mameha, elegante e raffinata, con una storia che avrei ascoltato volentieri.


Non prostitute ma artiste.
Donne.
Geishe.
Eppure a me quel racconto non è sembrato che una favola.


E vissero tutti felici e contenti.











permalink | inviato da il 10/1/2006 alle 0:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (29) | Versione per la stampa
Io, Harry Potter
27 novembre 2005


Dopo aver quasi venduto l’anima al diavolo per convincere l’ex-promesso ad andare a vedere Harry Potter, armati di sciarpina e guantini raggiungiamo puntualissimi alle 18.50 il grande Cinema della città.
Il biglietto costa 50 centesimi più del solito…


PICCOLA FRAGILE ANNOTAZIONE: brutti vigliacchi, approfittatori, parassiti, ingordi, speculatori, pesce lessi!! Ma come vi viene in mente di alzare il prezzo del biglietto?????????
Avete il pienone assicurato per tutte le sere. Nessun ragazzino verrà meno a questo appuntamento con il mondo. Nessun genitore vieterà questa piacevole divagazione modaiola.
E voi? Ve ne approfittate!!!! Ma si può?????


L’ex-promesso alla notizia, gridatagli dalla fila mentre tentavo di far fuori quei ragazzini travestiti da bulldog che sgomitavano pur di arrivare all’ambito biglietto, ha allargato le braccia sollevando le spalle (quasi fossero schiacciato da un macigno).
Ho colto il suo pensierino della sera: “50 centesimi in più per vedere ‘sta cosa che mi farà perdere i goal della domenica con moviola inclusa! Maledetta!!


Sono l’ultima a prendere i biglietti…la nostra puntualità non ha tenuto conto di chi era lì un’ora prima dello spettacolo per guadagnarsi i posti migliori.

L’ex-promesso comincia a sbraitare…dice cose incomprensibili.
Lo strattono da una parte all’altra alla ricerca di qualche posticino.
Lui sembra non reagire ma so che sta recitando i primi Canti dell’Inferno dantesco.

Le luci si spengono…all’improvviso!
Lui borbotta cose sempre più incomprensibili.
Io provo a vagare al buio pestando piedi e infastidendo chi è bellamente seduto.
Alla fine decidiamo “di comune accordo” di sederci per terra, su meravigliosi scalini.
Posto centrale, visione perfetta…cosa chiedere di meglio!


Il film inizia.
Età media 14 anni.
Applausi e gridolini…partecipo coinvolgendo l’ex-promesso.
Sventolo la sua scarpina.
Mi rendo conto di mettere a serio rischio la mia vita.
Mi siedo e buona buona comincio a guardare il film.

Harry Potter e il calice di fuoco

Siamo al quarto anno ad Hogwarts. Essì siamo fatti grandi.
Partecipiamo al Torneo Tremaghi.
Avvincente!


Il pubblico è meravigliosamente partecipe.
Si gioisce, si commenta, ci si spaventa.
Tutti hanno letto il libro, origlio i racconti di quelle parti che il cinema ha tagliato.

Il mondo in cui Harry Potter si muove è fatto di incantesimi e trasfigurazioni, arti oscure e magie, babbani e pozioni.
E’ un mondo in cui Harry ed i suoi compagni crescono, litigano, sorridono e giocano.

Ed io con loro (da quattro anni instancabilmente).

Stasera ho visto un cinema pieno di ragazzi e ho partecipato emotivamente ad un film-evento.
Ho applaudito alla fine del film…e non mi capitava da tanto tempo.

Ho proposto all’ex promesso di riguardarci l’intera serie.
La sua risposta qui non posso riportarla per ragioni di etica professionale.




I ragazzi applaudono alla fine di un film che gli è piaciuto.
Gli adulti si alzano compostamente raggiungendo le uscite.
I ragazzi partecipano attivamente alla visione di un film che piace.
Gli adulti rimangono saldamente ancorati alle proprie poltrone.
I ragazzi sanno tutto quello che c’è da sapere sul loro beniamino cinematografico.
Gli adulti è difficile che ne abbiano uno.



Ho deciso…da grande voglio essere Harry Potter!





 




permalink | inviato da il 27/11/2005 alle 23:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (55) | Versione per la stampa
Viva Zapatero! - Sabina Guzzanti
11 ottobre 2005



Mi piacciono i documentari.

Quando ho saputo che Sabina Guzzanti ne portava uno al cinema l’ho atteso.
Non perché mi aspettassi chissà quale denuncia, non perché mi aspettassi chissà quali verità, non perché mi aspettassi chissà quale rivoluzione…semplicemente perché poteva essere una piccola perla di libera espressione.

Un modo per raccontare quello che è accaduto, un modo per vederlo con gli occhi di chi l’ha vissuto.



Cose già dette, già sentite, già viste che arrivano con la forza di un pugno nello stomaco: questo è “Viva Zapatero”.
Eppure quanta emozione sulle note finali, quanto desiderio di voler alzare la propria bandiera e farla sventolare liberamente sopra quelle parole.


La libertà d’espressione diviene un diritto da difendere ancora oggi.
Dove sono i passi da gigante fatti dalla scienza, dalla medicina, dalle nuove tecnologie che ci catapultano negli ampi spazi multimediali?
Dove sono i progressi di quest’uomo atterrato sulla luna, che si erge a paladino del mondo, che conquista spazi e terre senza farsi troppe domande?

 
E’ una democrazia malata quella che si preoccupa di censurare la satira
E’ una democrazia malata quella che non si indigna davanti ad un potere esercitato con tale forza.


La vicenda di RaiOt è il pretesto per denunciare una situazione politica che vanta una maggioranza che non risponde alle domande che non gli piacciono ed un’opposizione che forse le domande neanche le fa.
La satira censurata diviene satira di protesta, di denuncia, di desiderio di capire che fine ha fatto l’informazione.
E’ vergognoso che un telegiornale informi sulla ricetta della signora Rosa di Canicattì o sul fantasmagorico share della triste domenica televisiva.
E’ vergognoso che l’approfondimento giornalistico sia quello applaudito in seconda serata nel salotto più “gustoso” d’Italia dove gli psicologi diventano marionette e i politici showman del momento.

E’ davvero sufficiente una querela per fermare una voce libera di urlare?
E’ davvero sufficiente mettere a tacere ciò che non piace per governare il Paese?
E’ davvero sufficiente rappresentare una maggioranza politica per mettere a tacere?


“Viva Zapatero” non è un film ma un documentario!
E’ una denuncia che fa domande e cerca risposte.
E’ uno sguardo sulla tv satirica straniera: voci e pareri che ci parlano da non troppo lontano.
Forse oltre i confini questi programmi non vengono mandati su canali pubblici (perché la RAI è pur sempre un “servizio pubblico”) ma privati.
E in Italia se si volesse salvare la “facciata” della televisione pubblica…cosa rimarrebbe?
I fantastici canali commerciali, i patinati gioiellini di Mediaset…
…e il gioco è fatto!



Nulla di nuovo sullo schermo…ma quel pugno allo stomaco arriva, e sono certa che è giusto prenderselo per sentire il formicolio che lascia.








permalink | inviato da il 11/10/2005 alle 12:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
La fabbrica di cioccolato - Tim Burton
6 ottobre 2005


Un romanzo per bambini quello di Roald Dahl, un film dai buoni sentimenti quello di Mel Stuart con Gene Wilder nei panni del cioccolataio Willy Wonka, un film dalla colorata fantasia quello di Tim Burton con Jonny Deep e le tinte vivaci degli Umpa-Lumpa.


Sedersi davanti al grande schermo e lasciarsi raccontare una favola, questo lo spirito con cui staccare il biglietto.
Senza obiezioni abbandonarsi a quel racconto navigando nella creatività di un narratore e nella fantasia di un regista.
Adoro questo genere di evasione.
Mi piace sentire i bimbi ridere insieme ai propri genitori, è impagabile la soddisfazione di catapultarsi altrove per un tempo non conteggiabile sulle lancette di un orologio.


La fabbrica di cioccolato” ha soddisfatto le mie papille gustative, le ha solleticate con i tappini del dentifricio, con la storta casetta infagottata nella tenerezza di una favola, e le ha gratificate con i colori della grande fabbrica.

E divertente è stato essere teletrasportati nella bianchezza cineflia di "2001: Odissea nello spazio" e gustarsi un monolite tutto di cioccolata!


Non mi aspettavo nulla di più, non ho trovato nulla di meno.


Uscita dal cinema, però, ero convinta di trovare la neve fuori…magari quella inventata da Edward e le sue “mani di forbice”.

Vado a scartare la mia stecca di cioccolato…oggi mi sento fortunata!









permalink | inviato da il 6/10/2005 alle 11:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (35) | Versione per la stampa
I tempi che cambiano - André Techiné
5 ottobre 2005

 



Il cineclub è da anni un appuntamento irrinunciabile nella piccola città che fredda si prepara all’inverno.
Pellicole impolverate si alternano ai ciak più recenti.
Un’occasione per scoprire un nuovo regista lontano dalle abbaglianti luci della ribalta, o per vagabondare nei racconti di scrittori e sceneggiatori affascinanti nelle loro distanze creative.

Durante i cineclub il cinema si trasforma nel ritrovo soffuso di amici che non si conoscono ma che condividono la stessa familiare curiosità filmica.
Non è vero che sulle poltroncine si possono trovare solo incalliti appassionati, e non è vero che i film sono poco adatti ad una distensiva serata post-lavorativa.
La vera novità è forse nel non portare con sé quel bagaglio spesso ingombrante di un film venduto nelle telepromozioni cartonate del grande cinema.
E’ come avere fra le mani un regalo inaspettato tutto da scartare.




L’autunno francese previsto per questo mese è iniziato con un primo pollice volto verso il basso per “I tempi che cambiano” di André Techiné con Catherine Deneuve, Gerard Depardieu, Gilbert Melki, Malik Zidi, Lubna Azabal, Tanya Lopert, Jabir Elomri.
L’ho trovato vuoto e inconsistente nella trama: due ex amanti francesi, Nathan e Cécile, ritrovatisi dopo trent'anni a Tangeri, lui pronto a riconquistarla mentre lei sembra averlo dimenticato.
Tanti gli elementi che si snodano lungo il racconto: dal figlio bisessuale, alle due gemelle arabe, al contesto multirazziale di Tangeri.
Tante le strade sfiorate ma nessuna percorsa.
E se questo generalmente lo trovo affascinante nello sviluppo di un film che lascia aperte mille vie di fuga, stavolta ho provato uno strano senso di noia confortato dal sonno davanti ad una scelta che sembra non avvenire mai ed una cinepresa troppo titubante. 


I titoli di coda accendono le luci, cerco conforto nelle opinioni degli altri, e come al solito ho la stessa immancabile e spietata sensazione: il film vive dentro ognuno di noi una propria vita, snodandosi in mille frammenti differenti e stimolando cellule diverse.
C’è chi si esalta, chi si stropiccia gli occhi, chi è già andato via, chi srotola la sua recensione, chi commenta professionalmente la pellicola, chi parla della regia, chi della fotografia, chi degli attori, chi guarda già al prossimo titolo in cartellone.


E fra una settimana torneremo qui a raccontarci un nuovo film.



Nota. E’ una mia sensazione oppure i film francesi, a differenza delle altre pellicole, accentuano nel sottofondo il rumore dei passi?
Nelle stazioni, nei bar, nei luoghi di incontri esso si amplifica quasi fino a coprire i dialoghi, e nelle scene meno corali, con poche persone, diviene più silenzioso ma sempre inconfondibile nel suo ticchettio.
Sto facendo la mia personale indagine sonora…magari è una delle mie solite fissazioni!









permalink | inviato da il 5/10/2005 alle 12:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (27) | Versione per la stampa
cinema
I Basilischi....di oggi
26 maggio 2005



Nel bianco e nero dell’esordio di Lina Wertmuller, che lei stessa ha scritto, sceneggiato, dialogato, diretto e persino doppiato in otto personaggi secondari, scorre la lentezza di una passeggiata dai contorni ben definiti, dai passi sicuri nel loro perenne ritornare su mattoni e dislivelli ben conosciuti.

I Basilischi, Antonio e Francesco, personaggi quasi surreali per i tempi cui appartengono, legati alla propria routine ed estranei ad ogni desiderio di cambiamento, ci fanno sorridere.

L’ironia sembra salvarci dall’immedesimazione.


Parole troncate ed un twist in sottofondo.
Giornate che si ripetono sempre uguali a sé stesse, discorsi già ascoltati, posti già visti.
E sorridiamo nel vederli simili a criceti affannati nell’immobile ruota.
Fermi.



La piazza stasera era piena.
La fontana era spenta.
Le lente passeggiate in bianco e nero proseguivano per la loro strada.
La mostra di un fotografo locale riempiva le bianche pareti di un grande palazzo raccontando storie diverse e lontane dalle nostre.
Nessuna curiosità fra i passanti. Nessun tentativo di affacciarsi su un mondo a portata di mano.
Nessun interesse ha potuto distrarre quell’andatura ferma nel suo incedere naturale.


I Basilischi di ieri e quelli di oggi…
…il confronto a volte diviene imbarazzante.







permalink | inviato da il 26/5/2005 alle 23:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
cinema
La Camera verde - F.TRUFFAUT
11 aprile 2005



Ispirato alle opere di Henry James, immerso in un’atmosfera cupa illuminata solo da quelle luci fluttuanti di un vento caldo proveniente dal ricordo, La Camera verde diviene un racconto inquietante, drammatico e spossante.
Sono arrivata alle ultime scene stanca per non aver capito chi fosse davvero Julien, un protagonista che esiste solo nella sua mania, nel suo tempio di morte, nel suo disperato coraggio di ricordare con l’ossessione chi ha amato.

Inquietante è quel ricordo aggressivo del passato.
Fastidioso è diventato attendere che la scena cambiasse che qualcosa accadesse, che il tempo si fermasse per cancellare quanto scritto.

Una morte che diventa per i vivi un canto funebre illuminato dalla luce di mille candele, una morte che non diviene racconto, non riscalda il ricordo, ma si confonde con la gelida pietra, rimane cristallizzata in un bisogno che poco rispetta il non esserci, che poco conforta l’esserci, che diventa ossessione, che manca di disperazione.

Un film che ferisce chi vive nel suo ricordo sereno la distanza della morte. Chi supera una lapide per posare fiori fra i profumi di un sorriso, chi asciuga una lacrima nascondendosi dentro uno sguardo che si dilata nel tempo…attraversandolo.



Non si può aspettare fino al giorno della resurrezione.
Chi piange i suoi morti non è tra venti anni, non è tra mille anni che spera di rivederli, ma subito. Quello che aspettiamo da voi altri è che diciate “Alzati e cammina” e che i morti si alzino e camminino.


…o che riposino in quella morte capace di recuperare dignità nel suo essere...momento di vita.



 

Notiziola

dal 25 al 28 Aprile il cinema costerà 1,5 Euro

DAL 25 AL 28 APRILE LA FESTA DEL CINEMA

Dopo il primo ingresso in sala il biglietto costerà 1,5 euro

Dal 25 al 28 aprile si svolgerà la “Festa del Cinema”. L’iniziativa, promossa dagli esercenti dell’Anec e dell’Anem e dai distributori dell’Unidim, permetterà di entrare nelle sale cinematografiche aderenti ad un prezzo scontatissimo. In occasione del primo ingresso in sala lo spettatore riceverà un “bigliettone” che, presentato alla cassa, consentirà di acquistare il biglietto a 1,5 euro per tutti i successivi ingressi nel periodo della Festa.

Sulla scia dell’analoga, decennale manifestazione francese, l’obiettivo è quello di ottenere una moltiplicazione rilevante delle presenze con il sostegno di una promozione massiccia dentro e fuori le sale.

Per il futuro si sta già pensando  ad una “Festa del Cinema” europea.

 




permalink | inviato da il 11/4/2005 alle 23:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (29) | Versione per la stampa
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