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Blog animato da un
abbraccio neuronale
con
Lui







 



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Mi libro su

La memoria
più lunga

F.D'AGUAIR





























"Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sulmarciapiede; avevamo altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita"
Jack Kerouac

"Contestare e creare: sono le due parole che io direi
ad un giovane per educarlo. Deve imparare a contestare e
acreare. Non bisogna cadere dalla contestazione nello
scetticismo:occorre guardare alla storia. Sempre si sono
messe in discussione leconquiste di un'epoca dall'epoca
successiva.[.] La storia delle idee èstoria di lotte e di
conquiste, di contestazioni e di creazioni. Questesono le
parole che io direi ai giovani: contestate e create!"
LudovicoGeymonat

DIARI
Ricorrenze
19 marzo 2009




I falò accessi nelle sere di S.Giuseppe mandano messaggi di fumo al cielo.
La pioggia di stasera ha accarezzato quelle fiamme trasformando le piccole faville in silenziose stelle incandescenti.







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vita familiare
Donne
17 marzo 2009


15 mesi

10,800 chili

79 cm



Ieri la cricetina ha fatto il vaccino morbillo_rosolia_parotite.
Questa volta la punturina non era sulla cosciotta ma sul braccino.

Premessa doverosa
Lei non ha mai pianto nelle precedenti vaccinazioni, dimostrando di essere una donnina forte, coraggiosa e determinata!
(orgoglio di mammà)

Mentre la dottoressa le faceva la puntura e io la bloccavo per evitare spostamenti e agitazioni improvvise, la sentiamo urlare e lamentarsi.
Cerco i suoi occhietti da pesciolino, per incoraggiarla a resistere.
….
e mi accorgo che le sue lamentele non avevano a che fare con la puntura ma con il crackers che stava divorando e che le era scivolato dalle mani!!!


Che donna!



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DIARI
Atmosfere circensi
15 marzo 2009

 


Il passaggio di quei piedini sulla brecciolina, la signorina con due grandi ali di farfalla sugli occhi, la pista illuminata dai colori, l’odore di paglia e di aria fresca.
Prendiamo posto uno accanto all’altro e aspettiamo lo spettacolo!

La musica non è quella felliniana e gli acrobati non fanno giri della morte, non ci sono contorsioniste ma sinuose ballerine ondeggianti dentro scintillanti lullahop.
Il pagliaccio non è così divertente e gli animali sono come sempre tristi dentro i loro occhi spenti.


Eppure…


Eppure i bimbi sotto quel tendone raccolgono storie che disegneranno e racconteranno con l’entusiasmo dei loro applausi per l’artista che si è appena esibito, con lo stupore delle loro bocche aperte all’arrivo di un acrobata sulla corda, con la tenerezza dei loro saluti per un ippopotamo che gli ha sorriso.


Da bambina sognavo di viaggiare con quelle carovane. Lanciarmi da un trampolino all’altro e poi cadere sulla rete e rimbalzare in alto fino a sfiorare il tendone. Oppure far roteare i birilli infuocati con gli occhi fissi sui loro movimenti. O colorarmi un naso di rosso indossando quell’aria goffa da pagliaccio. O diventare amica degli elefanti per accarezzare la loro ruvida pelle.

Da bambini il circo può far scintillare gli occhi e far diventare l’attesa dello spettacolo frizzante.
Da grandi qualche domanda in più arriva a placare ogni entusiasmo e quegli animali intristiti dalle artificiali condizioni cui sono costretti allontanano ogni applauso.


Eppure…

Quando le luci si sono accese sulla pista tondeggiante non ho resistito…ho applaudito, rapita da quell’atmosfera.




 


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DIARI
Essì!
11 marzo 2009

 

Se volete oggi potete anche farmi gli auguri...
...per i miei 19 anni!

:oP


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DIARI
Buon lunedì
9 marzo 2009

 


Un caffè amaro addolcito dal sole per iniziare la settimana.

M'incammino.




_______

(Soldatino_Elide è raffreddata)




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DIARI
TocToc
5 marzo 2009

 


20 maggio 2004 - 8 agosto 2008 - 5 marzo 2008

Ho deciso di tornare a prendermi cura del mio blog!

Pensavo fosse più semplice.
Non è come riaprire un vecchio diario. Tracciare una riga di rottura, voltare la pagina e scrivere una nuova data.
In un blog spesso si cuciono vite a vite, si stringono mani, si incontra gente che lascia tracce, ricordi e sorrisi.

Sono quasi emozionata.
Farò un giro fra quei blog che fino a un anno fa visitavo quotidianamente, leggevo affezionandomi a chi dietro un “nomignolo” raccontava la sua vita, la sua passione politica, la sua giornata arzigogolata, la sua inquietudine.
Chissà chi troverò…

Torno a scrivere in una situazione positiva dal punto di vista lavorativo e felicissima dal punto di vista familiare.
Torno a scrivere dopo aver sentito Elide chiamarmi “ma_mm_a”.
Torno a scrivere nel pieno di un’esperienza così totalizzante come quella della maternità.

Torno a scrivere…perché ho voglia di raccontare.

(torno a scrivere anche perché tra qualche giorno è il mio compleanno e mi piace un sacco ricevere gli auguri)
:o)

Insomma...TORNO!!!


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I fiori che invento per lei
18 luglio 2008

 
Vorrei essergli vicino per regalargli splendide friorse azzurre. E con i loro grandi petali colmare quello spazio che si crea fra il prima e il dopo, fra il battito d’ali e il silenzio.
Vorrei stringere gli steli uno all’altro e lasciare che il profumo sbocci all’improvviso solo per lei.

Vorrei bagnare quel bouquet con gocce di forza perché il profumo si faccia intenso e arrivi anche a chi le sta accanto.
Anche a chi inventa fiori meravigliosi solo per lei.

Che buon profumo.
Sì, che buon profumo.






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Sssshhhhh
3 marzo 2008




Noi ci stiamo già organizzando per la festa del papà.







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SOCIETA'
Riflessioni...
25 novembre 2007



Figlie, mamme, sorelle, amanti, compagne, italiane, straniere, lesbiche, etero, insegnanti, cubiste, artiste, di destra, di sinistra, apolitiche, cristiane, musulmane, … DONNE.
Donne in marcia contro la violenza. Quella che le attende attorno al focolare domestico, quella che le abbraccia al risveglio, quella che le chiude nel silenzio di una vergogna incapace di raccontarsi, di una colpa difficile da spiegarsi, di una speranza che ammazzerà anche il loro futuro.

Nella marcia per le strade romane, però, non sembra ci sia stato solo questo.
Gli uomini se volevano urlare con loro dovevano mettersi in coda, ai margini del corteo, magari sui lati esterni per essere pronti alla fuga.
Le donne delle istituzioni sono state fischiate e buttate fuori dalla marcia.
L’informazione è stata assaltata.
Perché?
Chi sono le donne che marciano contro la violenza?

Ho sempre creduto che i percorsi di pace, compresi quelli che partono dalle contestazioni, dovessero seguire le vie dell’aggregazione, dell’unione, della condivisione.
Sarebbe stato bello sentir marciare uomini contro la violenza alle donne, perchè credo non basti un pisellino fra le gambe per essere violenti.
Non sarà la rabbia contro gli uomini a farci fare grandi passi, e non sarà neanche l’esclusione da quelle marce delle donne che non ci piacciono a farci raggiungere grandi obiettivi.

Una marcia contro la violenza alle donne è una marcia che deve essere consapevole di quel mondo nascosto che ancora esiste e che copre le sue cicatrici nel silenzio della paura.
Una marcia urlante deve saper accogliere i mille volti di chi è pronto a denunciare quella violenza.

Non basta essere uomini per essere violenti, come non basta esser donne per poter urlare contro la violenza.
Perché tra le quattro mura domestiche vi sono violenze esercitate anche dalle donne. Verso i propri figli, i propri genitori, i propri familiari.
Le battaglie “di genere” non potranno che accrescere e consolidare la rabbia.
Ma oggi la rabbia non basta.

Il femminismo degli anni passati ha combattuto e si è fatto portavoce di grandi lotte per i diritti civili delle donne. Dobbiamo molto a quelle marce ma oggi dovremmo avere la consapevolezza che non siamo più negli anni Settanta. E slogan del tipo “La gioia non ci spaventa donne si nasce, streghe si diventa” non possono più avere lo stesso significato e la stessa forza.
La società non è più la stessa. Gli uomini non sono più gli stessi. Le donne non sono più le stesse.


Credo che oggi le marce debbano saper essere diverse, figlie di questi tempi e di nuovi bisogni.
La strumentalizzazione politica di questi temi non mi piace, così come mi fa paura quella strumentalizzazione "femminista" ancorata a una rabbia incapace di aprirsi a veri cambiamenti che sappiano andare oltre le discussioni sulle "pari opportunità" o le "quote rosa", che sappiano riconoscere negli uomini non degli avversari da abbattere, che sappiano confrontarsi con un mondo in cui non serve più portare i pantaloni per vedersi riconosciuto qualche diritto.

Non so quanta verità possa esserci in ciò che scrivo, ma sento il bisogno, da donna, di non chiudermi in un monologo femminista che dia la parola alle donne solo per esprimere urla di rabbia.

 





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SOCIETA'
La vita della violenza
11 novembre 2007

 

 

Si può davvero morire per il colore di una sciarpa?
Sì.



Sembriamo tanti animali in gabbia pronti a dar sfogo ai nostri istinti violenti alla prima occasione.
C’è chi lo fa negli stadi, chi nel traffico, chi all’interno delle proprie famiglie, chi nelle scuole, …
E sempre più spesso l’aggressività si arma di pistole, coltelli, spranghe e fumogeni.
Che abbiamo 10, 20, 30, 40, 50, 60 o 70 anni non importa.
Non conta neanche l’ambiente da cui proveniamo, che siano le periferie dei quartieri più abbandonati o i sontuosi salotti di qualche ricca città.

Il linguaggio della violenza appartiene a tutti.
Non è sufficiente essere immigrati, emigranti, o semplici viandanti.
La violenza può nascondersi dietro un colore, un grido, un’incomprensibile ragionevolezza, ma è violenza, qualsiasi veste indossi.

Le sue vittime non tessono più lacrime. Le sue vittime diventano protagoniste delle vite che proseguono. Su di loro si accaniscono le nostre domande assetate di risposte, di conferme, di colpevoli da crocifiggere.
Il silenzio dello sdegno non ci appartiene.

Dovremmo sentirci tutti responsabili di quanto ci accade attorno. Le nostre fedine intatte non devono assolverci.

Siamo tutti concentrati sulla nostra “sopravvivenza”. Abbiamo perso di vista il significato del “rispetto” per la nostra vita.

Senza rendercene conto, moriamo ogni giorno dentro la violenza che ci circonda. Se non piangiamo più per quelle vittime, dovremmo almeno trovare il coraggio di piangere per noi stessi.

La sopravvivenza appartiene ai corpi…l’anima ha bisogno di vivere, per farlo deve indignarsi, fermarsi, ripiegarsi su se stessa.

The show must go on è solo il titolo di una bella canzone, non può diventare la risposta preconfezionata a ciò che accade.
Il rispetto per la vita deve avere il coraggio di fermarsi.






permalink | inviato da sbloggata il 11/11/2007 alle 16:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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